Sono una designer

Grandi protagoniste tra invenzione e produzione

8 Documentari
2 ore e 43 minuti
Film inclusi nella rassegna
  • Sinceramente, Gae
  • Gae Aulenti e la sua casa-archivio
  • Cini Boeri. Autonomia e funzione
  • L’Adelaide
  • Antonia Astori. Oikos, Kaos e i sistemi
  • Nanda Vigo. Cronotopia: nello spazio e nel tempo
  • Franca Helg design per Vittorio Bonacina
  • Oficina Bo Bardi

Coraggiose pioniere del design (il più delle volte anche dell’architettura), queste donne dalla creatività incontenibile hanno contribuito a definire un gusto moderno e disinvolto dell’abitare progettando pezzi iconici sofisticati ma anche dalla sconvolgente semplicità, giocando con la tradizione, con la vita quotidiana, con l’arte e, soprattutto con la passione per il processo produttivo, ridisegnando anche interni, negozi, musei oltre che oggetti e arredi.

TESTO CURATORIALE
Questa rassegna racconta storie di donne che hanno abitato e trasformato il progetto con intelligenza radicale, in un’epoca in cui la professione del designer era ancora fortemente segnata da logiche maschiliste.  Attraverso questi documentari si compone un mosaico delle loro esperienze uniche e così diverse in termini di visione, metodo e linguaggio.
Ritratti intimi e potenti, in cui è proprio l’essere donna a diventare strumento di rottura e distinzione, in un mondo che relegava la figura femminile a ruoli marginali e tradizionali. Le protagoniste di questi film sono state invece creatrici consapevoli, figure centrali nella cultura del progetto del Novecento. Il loro approccio è colto e interdisciplinare, aperto alla contaminazione con altri saperi – arte, moda, teatro, grafica – e resistente alla specializzazione: un pensiero complesso, mobile, capace di generare connessioni e visioni non convenzionali.
Il dopoguerra è l’epoca in cui queste voci si affermano: tempo di ricostruzione e desiderio di emancipazione, dove immaginare il futuro – anche attraverso gli oggetti- diventa atto necessario.

C’è Gae Aulenti, anticonformista, carismatica, architetta colta e multidisciplinare, capace di spaziare dall’allestimento museale al teatro fino all’urbanistica, si è dedicata con passione al design. Restano iconici alcuni suoi pezzi come la lampada Pipistrello per Martinelli o il Tavolo con ruote, per Fontanarte. Tra i premi ricevuti anche il Japan Imperial Prize. La sua casa-archivio, oggi, ci restituisce un’immagine intensa e vitale della sua visione del mondo.

C’è Cini Boeri, allieva di Ponti e Zanuso, progettista audace e lucida, che ha fatto della libertà dell’abitare il centro della propria ricerca. I suoi arredi modulari come la serie Streap e le sue architetture domestiche parlano di autonomia, cura e modernità, declinando la funzione in chiave umanista.

Ci sono Adelaide Acerbi e Antonia Astori, rispettivamente anima visiva e progettuale del marchio Driade: la prima artefice della sua immagine coordinata, la seconda disegnatrice di sistemi raffinati e visionari, capaci di fondere rigore e poesia, ordine e caos. Attraverso loro, Driade è stata simbolo di un’estetica progettuale sofisticata e internazionale.

C’è Franca Helg, architetta rigorosa e silenziosa, figura chiave del razionalismo italiano e storica collaboratrice di Franco Albini. Nel suo lavoro, che attraversa architettura, allestimento e design industriale, il progetto è misura, precisione e responsabilità civile. Oggetti e spazi nascono da un pensiero etico e funzionale, capace di coniugare sobrietà formale e attenzione profonda all’uso, contribuendo in modo decisivo alla definizione di un’estetica moderna e senza tempo.

C’è Nanda Vigo, artista, designer e architetta, protagonista radicale della sperimentazione tra arte e progetto. Vicina ai movimenti dell’arte cinetica e programmata, ha fatto della luce una materia progettuale primaria, capace di trasformare lo spazio in esperienza percettiva e sensoriale. I suoi ambienti e i suoi oggetti superano la distinzione tra funzione e visione, proponendo un’idea di abitare come attraversamento, percezione, immersione.

C’è Lina Bo Bardi, spirito militante e poetico, che ha trasformato l’architettura in gesto collettivo. Architetta italo-brasiliana dalla traiettoria libera e intrepida, la cui Oficina – spazio di lavoro, ricerca e immaginazione – è luogo fisico e simbolico di una pratica che ha saputo parlare al corpo sociale, intrecciando arte, politica e bellezza.

Sette architette singolari, un solo sguardo trasversale: quello di chi, con rigore, appassionato pragmatismo e intelligenza, ha reinventato il modo stesso di abitare attraverso arredi e oggetti.

Consigli per la programmazione

  • GIORNATA DEL DESIGN ITALIANO NEL MONDO

    Febbraio 2027
  • GIORNATA DEL MADE IN ITALY

    Aprile 2026

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