Milano capitale del design
Dissidenti e ribelli
Dissidenti e ribelli
- Nanda Vigo. Cronotopia: nello spazio e nel tempo
- Aldo Rossi Design
- Mario Trimarchi. Dieci tipi di nero
- Perchè un film su Michele De Lucchi
- Drunk on Light
- James. Marialaura Irvine racconta James Irvine
- Il treno di Sottsass
- Volevo essere Walt Disney. Alessandro Mendini
Milano, capitale del design è un percorso tra luoghi, volti e idee che hanno reso la città un punto di riferimento mondiale per la cultura del progetto. Dai grandi maestri come Gio Ponti, Gae Aulenti, Castiglioni, Albini fino ai “ribelli” come Sottsass e Mendini, o a voci più intime e contemporanee, come De Lucchi, la rassegna intreccia racconti di vita e visioni creative. Attraverso case-archivio, oggetti iconici, treni, luci e sogni, questi film ci conducono dentro l’anima di Milano, dove il design nasce dal dialogo tra spazio, tempo e immaginazione. Una città che non solo si racconta, ma si reinventa, ogni giorno, attraverso chi la pensa e la abita.
TESTO CURATORIALE
Milano ha avuto un ruolo da protagonista nel palcoscenico internazionale del design, luogo di attrazione e di incontro per personalità incredibili che, in epoche diverse, hanno trasformato la città in un laboratorio permanente. Qui si sono avvicendate generazioni di progettisti che hanno usato il design come strumento per interrogare il mondo, la società, il tempo. La loro ricerca ha lasciato un’eredità senza tempo, una costellazione di idee e oggetti che ancora oggi definisce l’identità profonda della città e di chi la abita.
Questa rassegna di documentari attraversa Milano come un organismo vivo: case-archivio, negozi, treni, studi, fotografie, oggetti iconici e atmosfere rivelano l’energia sotterranea che lega maestri, ribelli e poeti del progetto. Non un semplice omaggio a figure celebri, ma un viaggio nella loro capacità di “pensare Milano” mentre la costruivano, la contraddicevano o la reinventavano.
I milanesissimi: Rossi, Mendini, Vigo
Tra i milanesissimi—per nascita o per vocazione—spiccano tre figure che hanno incarnato anime diverse della città.
Aldo Rossi, autorità quasi mistica, profeta dell’“ordinarietà straordinaria”, era capace di mettere a fuoco il banale e restituirlo in una dimensione metafisica. Nei suoi oggetti si incontrano ironia e poesia, una specie di sospensione che rende ogni forma immortale e al tempo stesso profondamente quotidiana.
Alessandro Mendini, il sognatore fanciullesco, ha rivoluzionato il design con la forza dell’immaginazione. Nei suoi lavori—come nei suoi racconti—c’è sempre la possibilità di reinventare il mondo con un atto di gentile ironia, di colore, di empatia.
Nanda Vigo, la poliglotta delle arti integrate, ha attraversato architettura, luce, design e arte cinetica come pochi altri. Le sue “architetture di luce” e i suoi ambienti sono viaggi nello spazio-tempo, esperienze sensoriali in cui la percezione diventa materia.
Chi ha fatto di Milano una casa: Sottsass e De Lucchi
Accanto ai milanesi di nascita, ci sono gli stranieri che la città ha adottato, e che a loro volta l’hanno trasformata.
Ettore Sottsass, che a Milano ha trovato una casa e un terreno fertile per la sua visione, concepiva il progetto come una ricerca continua di senso. Più che oggetti, indagava le attività, i giochi, i riti degli uomini, con una lucidissima consapevolezza dell’umana fragilità. La sua attenzione era rivolta alle relazioni — tra persone, spazi e cose — e all’effetto sensoriale che materiali, colori e superfici possono generare nella vita quotidiana. I suoi lavori non rispondono semplicemente a una funzione: cercano piuttosto di rendere l’esistenza più intensa, più consapevole, più libera.
Michele De Lucchi ha restituito all’architetto un ruolo umile e consapevole: “L’architetto serve al mondo per stimolare la creatività.” In lui convivono la razionalità del progettista e l’emozione del narratore: il design diventa un ponte tra ciò che è emotivo e ciò che è logico, un gesto rassicurante dentro gli spazi abitati. Nei suoi lavori c’è sempre un invito a vedere l’architettura come costruzione di senso, non solo di forme.
Le voci radicali e intime: Trimarchi, Vack, Irvine
Mario Trimarchi vive il disegno come una dolce ossessione. Disegna per capire il mondo: un sasso, un’ombra, un taglio di luce diventano appunti per un pensiero in continua metamorfosi. Vincitore del Compasso d’Oro con Ossidiana, è un progettista radicale, sospeso tra oggetti industriali e poetiche intime. Il suo universo è nero, ma non un nero monolitico: dieci, cento neri diversi, come possibilità di attraversare il mistero della bellezza.
Tom Vack, fotografo americano trapiantato a Milano, ha restituito attraverso la luce—e l’ubriacatura che essa provoca—una città vista da fuori ma vissuta da dentro. Le sue immagini hanno costruito un immaginario del design milanese fatto di atmosfere, riflessi, chiaroscuri: un altro modo di raccontare la cultura del progetto, più sensoriale e immediato, meno canonico ma altrettanto incisivo.
James Irvine, narrato da Marialaura Irvine, rappresenta la misura, l’eleganza silenziosa del design milanese contemporaneo. Inglese di nascita, milanese d’adozione, ha saputo coniugare rigore e leggerezza, industrial design e umanità, costruendo un lessico di forme sobrie ma affettuose. La sua storia è anche quella di una comunità di progettisti per cui Milano è stata casa, fucina e orizzonte.
I film compongono il ritratto di una Milano in movimento: una città che cambia, si contraddice, riparte. Una capitale del design che vive di oggetti e di visioni, certo, ma soprattutto di incontri, ossessioni, utopie e rinascite. È una città che non smette mai di reinventarsi attraverso chi la pensa, la abita e la immagina.
Consigli per la programmazione
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GIORNATA DEL DESIGN ITALIANO NEL MONDO
Febbraio 2027 -
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Aprile 2026