Visioni d’impresa
Costruire la città dell’uomo
Costruire la città dell’uomo
- Villaggio Eni
- NEWMUSEUM(S)
- Prospettiva Olivetti
Attraverso tre film che intrecciano design, paesaggio e memoria, si celebra l’incontro fertile tra visione industriale e cultura del progetto. La rassegna esplora luoghi in cui l’architettura diventa racconto d’impresa, identità collettiva e patrimonio. Dai musei aziendali come custodi di storie e futuro, alle utopie concrete di Olivetti e del Villaggio Eni, emerge un’Italia che ha saputo costruire – nel senso più alto del termine – bellezza, lavoro e comunità.
TESTO CURATORIALE
L’italianità, intesa come valore identitario tanto concettuale quanto materiale, non può prescindere dalla storia industriale del Paese. Un’Italia che è stata – e in parte ancora è – una grande potenza manifatturiera e culturale, capace di trasformare prodotti, luoghi e visioni in segni distintivi di eccellenza. Le imprese italiane non hanno solo realizzato oggetti, ma hanno dato vita a storie: di uomini, di famiglie, di territori. Storie che raccontano un umanesimo produttivo, dove l’impresa si fa cultura, e la cultura si radica nei luoghi.
In quest’ottica si comprende l’urgenza di interrogarsi sulla nascita, la natura e il significato degli archivi e musei d’impresa. Non semplici strumenti conservativi, ma spazi ibridi, in cui memoria e progetto si fondono, capaci di custodire identità e valori e, al tempo stesso, di generare nuovi immaginari. Questi luoghi rappresentano l’incontro tra due mondi spesso considerati separati: quello economico e quello culturale. Ma è proprio nella loro fusione che si delinea una forma di narrazione potente, ispiratrice, in grado di proiettare le esperienze del passato verso una lettura del presente e una visione per il futuro.
In questo scenario, la committenza illuminata assume un ruolo decisivo. Quando l’impresa non si limita a finanziare, ma partecipa attivamente alla costruzione di senso, il risultato è un’architettura che sperimenta linguaggi, pratica responsabilità sociale, coltiva sviluppo sostenibile, dando corpo a una tradizione che si rinnova e si fa paradigma di qualità e significato. Una tradizione che parla di ingegno, ricerca, cultura e comunicazione: è il racconto – infinito e attuale – dell’innovazione italiana.
Un esempio emblematico è la storia di Adriano Olivetti. Visionario e umanista, ha saputo coniugare produzione industriale, dimensione sociale e cultura del progetto in un sistema organico che ha fatto scuola. Sotto la sua guida, l’impresa diventa forma di civiltà: architetti come Figini e Pollini, BBPR, Cappai e Mainardis, Stirling e Kahn vengono chiamati a immaginare spazi che non siano solo funzionali, ma anche belli, etici, eleganti. L’architettura diventa così linguaggio identitario, strumento di rappresentazione di un marchio che fa dell’italianità una forma di pensiero globale.
Anche Eni, sotto la guida di Enrico Mattei, incarna questa visione alta del ruolo dell’impresa. Con il progetto del Villaggio Eni a Borca di Cadore, affidato a Edoardo Gellner, l’architettura si fa infrastruttura per la comunità, luogo di welfare e di benessere, simbolo di un’idea avanzata di impresa pubblica che investe in cultura, paesaggio e qualità della vita. Il villaggio non è solo un centro vacanze, ma un laboratorio sociale in cui si sperimenta una nuova forma di modernità italiana, in dialogo con la montagna, la natura e il tempo libero.
Olivetti ed Eni sono due casi paradigmatici di come l’architettura possa essere al servizio di un’impresa che non vuole solo produrre, ma costruire: valore, comunità, futuro.
Consigli per la programmazione
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GIORNATA DEL MADE IN ITALY
Aprile 2027